Molte sono già lucide. Altre meno.
Molte sono già lucide. Altre meno.

M5S: alcune stelle da lucidare. Nove, per la precisione

Credo nell’idea del MoVimento 5 Stelle. Altrimenti non sarei qui, non avrei aperto questo sito, non avrei creato la relativa pagina su Facebook e l’account su Twitter, non sarei andato alla festa di ringraziamento di Virginia Raggi dopo la sua elezione a sindaca di Roma, non sarei andato a Nettuno il 7 settembre scorso all’ultima tappa del Costituzione Coast To Coast.

Ritengo possibile che un giorno, neppure troppo lontano, io possa entrare a far parte della squadra. Magari a cominciare dal Primo Municipio di Roma, quello nel quale risiedo, unico – insieme al secondo – rimasto in mano alla vecchia politica. Oppure dal Parlamento, chi lo sa, vedremo.

Ma, proprio mentre si sta svolgendo a Palermo Italia 5 Stelle, ci sono alcune cose che devo dire. Le scrivo qui, lanciandole in una bottiglia. Sono alcune delle stelle che, a mio avviso, Beppe Grillo e Davide Casaleggio devono lucidare.

1) Le correnti

Ragazzi, mettetevelo in testa: le correnti sono sempre esistite. Fin da quando ero ragazzino, sentivo parlare della «corrente Fanfani», della «corrente De Mita», della «corrente Andreotti», eccetera. Nelle forze politiche le correnti esistono, quindi esistono anche nel M5S e voi non potrete farci nulla. Vanno gestite, ecco tutto.

2) I MeetUp

Sappiamo tutti che i MeetUp non funzionano più. Ormai c’è Facebook. Ma Facebook non è uno strumento realmente libero, lo sapete e lo sappiamo tutti. Quando Beppe parlava di Rete, non a caso, era più generico: parlava di Rete, intendendo Internet, non intendeva Facebook. Facebook è tribù, non è consenso. Fa massa, fa numero, ma non è consenso vero, autentico. Non è partecipazione vera, autentica, è un surrogato della medesima. Una partecipazione a cui, al momento, è difficilissimo – se non impossibile – dare avvio.

Questo bisogna capirlo, fissarlo e provvedere, altrimenti il M5S resterà, nel peggiore dei modi, un “movimento popolare” con scarsa (o nessuna) incisività sul piano della politica di alto livello, che sarà in grado di soddisfare soltanto alcune delle istanze delle masse, ma di certo non riuscirà a soddisfare che pochissime istanze di carattere nazionale; avrà sbarrata la possibilità di fornire il necessario sostegno politico ad un’azione di governo tale che, per i risultati, sia riconoscibile e autorevole anche nei confronti delle altre forze politiche e degli altri paesi, europei e del mondo.

3) Le non-caratteristiche

La “sede” è il blog di Beppe Grillo, no? Ci può anche stare, con tutti i problemi che ciò comporta, ma allora lo sdoppiamento con Il Blog delle Stelle che c’azzecca, come dice Di Pietro? Non si è capito se l’idea sia di Davide Casaleggio, di Beppe Grillo o di tutti e due; in ogni caso a me pare una pessima idea, alla quale va posto rimedio. Crea ambiguità, disorienta il cittadino, non gli fa capire su quale dei due fare affidamento carismatico. E, in ogni caso, non consente alcun contatto al di fuori di comunicazioni inerenti il funzionamento del sito. Non va bene neanche questo.

4) La comunicazione diretta e istituzionale

Ad oggi, di fatto, è quasi impossibile avere contatti con un “cittadino dentro le istituzioni”. Ho provato a scrivere – email, o Facebook Messenger – a Di Battista, a Di Maio, a Giovanni Endrizzi, a Nicola Morra, a Paola Taverna e altri, per porre un quesito di cui parlo più avanti, ma:

  • nessuno risponde, oppure
  • non ci sono indirizzi email a cui rivolgersi, oppure
  • ci sono ma c’è scritto che risponderà un collaboratore, che però non risponde, oppure
  • “non accettano messaggi” su Messenger (caso di Giulia Sarti),
  • eccetera.

Non va bene. Non ci si può limitare, come fanno ad esempio Di Battista e Sibilia, a rispondere solo ai commenti ai propri post lasciati entro massimo dieci minuti dalla pubblicazione del post. Altrimenti si palesa una preoccupante somiglianza con il muro di gomma, che tutti ben conosciamo, interposto tra il pubblico e, per esempio, gli operatori telefonici cellulari. Su questo ha ragione Brunetta: l’esercizio della democrazia costa. E questo è un costo da sostenere, ben venga se lo si fa con le indennità parlamentari, magari sacrificando qualche soldo tra quelli impiegati per il microcredito alle imprese.

Inoltre – e qui lo dico da laureato con lode in comunicazione – la comunicazione istituzionale è importante e non sono ammissibili errori grossolani: fa la differenza tra il confondersi con un nugolo di vespe adirate e il collocarsi alla pari con altri, competendo in qualità. Di tali errori ne ho già rilevati e ho già scritto al riguardo (sulla partenza da Nettuno per il Costituzione Coast to Coast e sulla festa di ringraziamento di Virginia Raggi), quindi non mi ripeto.

5) Rousseau

Rousseau mi è precluso, per ora.

Rousseau mi è precluso, per ora.

Perché io, cittadino, iscritto al MoVimento da luglio scorso (2016), non posso partecipare mediante la piattaforma Rousseau (vedi figura a lato)? Perché sono troppo “giovane” come iscritto? Perché devo guadagnarmi un minimo di fiducia (ma non si sa come)? Quale che sia il motivo, occorre dirlo a chiare lettere e questo non è stato fatto, tradendo la linea principe dell’esercizio di democrazia diretta, sempre sbandierata dal MoVimento, che non può essere “a spicchi”: o è per tutti, o per nessuno.

6) Espulsi

A prescindere dalla lampante atipicità del meccanismo dell’espulsione, lasciare in sospeso vicende come quella di Pizzarotti è un gravissimo errore. Pizzarotti e, per proprietà transitiva, gli attivisti M5S a lui riconducibili, sono a tutti gli effetti schegge impazzite, che in preda al risentimento – giusto o sbagliato che sia – possono scagliare fendenti contro il MoVimento e, volendo, fargli anche molto, molto male. Poiché, ad oggi, il garante è Beppe Grillo, l’unica soluzione è che esca allo scoperto e dica chiaramente cosa vuol fare di Pizzarotti. È sindaco di Parma, a quanto pare gode anche di ottimo consenso da parte dei cittadini e, dunque, lasciarlo in questa sorta di “limbo” produce un solo risultato: nebbia sul MoVimento. Bisogna ricordare, infatti, come ho già avuto modo di fare a proposito di Virginia Raggi, che l’espulsione (o l’interdizione dall’uso del simbolo, poco rileva) non comporta la rimozione della carica di sindaco: essa deriva dalle elezioni, meccanismo sul quale il MoVimento non può intervenire se non come forza politica, attraverso proposte di modifica della prima fonte di diritto: la Costituzione.

7) Antipatie, vere e/o presunte

Non c’è niente di male a starsi cordialmente antipatici. Non c’è niente di strano a provare invidia per il successo di un/una collega. Piaccia o no, questo è vero specialmente per/tra le donne, per ragioni ataviche, viscerali, ormonali, non è questione di sessismo, non venga fuori il solito pierino a far simili osservazioni o mi ricorderò subito di essere romano. La prova di civiltà sta nel saper governare tali sentimenti. Cioè ad affrontare serenamente un collega sapendo che è tale, che non per questo te lo/la devi sposare, ma ci devi lavorare e devi farlo – a differenza di qualsiasi altra attività lavorativa – per il bene del paese e dei cittadini e questo impone di essere capaci di superare le proprie resistenze viscerali. Medesimo discorso per l’invidia: essa, per definizione, è la più bassa forma di ammirazione, va riconosciuta come tale e gestirla significa esternare l’ammirazione e reprimere senza pietà gli aspetti distruttivi. Queste sono caratteristiche etiche, morali e umane in assenza delle quali, davvero, non si deve essere ritenuti idonei per far parte del M5S. A buoni intenditori, poche parole.

8) Direttorî, mini-direttorî e altre amenità

Senza meno occorre un organismo, forse anche più d’uno, che funga da collante, da coordinamento, da riferimento, da guida. È abbastanza evidente che il solo direttorio formato da Di Battista, Di Maio, Sibilia, Fico e Ruocco (che ormai sembra essersi chiamata fuori) è insufficiente per una forza politica che ha la pretesa di governare il paese. La proposta di Barbara Lezzi di ampliarlo non sembra affatto priva di senso. Anche per evitare accuse – per quanto sterili siano – di diarchia (finché Gianroberto Casaleggio era in vita), di monarchia/oligarchia (ora che è subentrato Davide Casaleggio) e altre fantasiose categorizzazioni che farebbero inorridire qualsiasi teorico. Beppe Grillo deve essere fuori dalle questioni politiche, come è sempre stato, e altrettanto dicasi per Casaleggio: il loro unico ruolo deve essere quello di indirizzo e di garanzia, ma nient’altro. Per questo il direttorio nazionale occorre, eccome, ma è assolutamente imprescindibile il rispetto del precedente punto 7 (Antipatie, vere e/o presunte), nonché del punto 4 (La comunicazione diretta e istituzionale), oppure sarà la rovina.

9) La trasparenza, vera

Non ci si faccia gabbare dalle parole dei giornaloni e relativi redattori. Una battaglia sindacale non può essere trasmessa in streaming, su questo non c’è dubbio, nessuno ha mai chiesto questo. Come nessuno ha mai chiesto che ogni attività che si svolge all’interno delle istituzioni, siano esse locali che nazionali, sia trasmessa in streaming. L’equazione, che qualcuno cerca di far passare, “trasparenza=tutto in streaming” è semplicemente priva di senso. Ciò non toglie – lo so bene per esperienza lavorativa diretta – che persino un servizio segreto può essere trasparente. Non lo sarà mai (altrimenti non sarebbe segreto) sul come agisce, ma può esserlo, se vuole, sul cosa fa. Ed è soltanto quello che occorre.

L’ho già scritto, lo ripeto brevemente: non appena la dottoressa Muraro ha saputo di essere iscritta nel registro degli indagati, doveva dirlo subito a Virginia Raggi e Virginia Raggi aveva a) il diritto di poterlo riferire a un direttorio o mini-direttorio che recepisse il segnale alla svelta e decidesse di conseguenza e b) il dovere di riferirlo immediatamente ai cittadini, ponendo la propria figura di sindaco del MoVimento come elemento di raccordo tra i cittadini e il direttorio stesso, dando per scontato che l’azione del direttorio sarebbe stata di merito (decidere se, per questo, allontanare o meno la dottoressa Muraro o attendere un’archiviazione/avviso di garanzia), ma non di forma, giacché la trasparenza è un valore al di sopra del sindaco, del direttorio e di chiunque altro, perché è un valore del MoVimento, imprescindibile. Questi sono errori da non compiere.

Per concludere

Tutto è perfettibile, tutto è soggetto ad aggiustamenti, miglioramenti, limature e sistemazioni, per carità. Questo è quel che avevo da dire, al momento non mi viene in mente altro di propositivo. Ma sono elementi senza i quali, a mio personale avviso, il M5S probabilmente riuscirà lo stesso a raggiungere l’obiettivo di governare il paese. La differenza sta nel raggiungerlo camminando a testa alta, sulle proprie gambe, oppure con qualche cerotto (se non peggio).

E state tranquilli, cari politici preesistenti, che se qualcuno sbaglia i congiuntivi (al cui proposito, ricordo, la colpa non è loro, ma della rovina del sistema di istruzione di cui quei “qualcuno” non sono certo responsabili, bensì voi), con me trovate un muro di cemento armato. Perché la scuola, per mia fortuna, l’ho frequentata molto prima di quella rovina.

E adesso chi deve leggere legga, recepisca e mediti. Che tanto so benissimo che lo fate, non credete di farmela, non ho ancora l’anello al naso e la sveglia al collo:

Renzi conta come il 2 di picche quando regna bastoni a briscola“Renzi conta quanto il due di coppe quando regna bastoni a briscola”.
Ma guarda che strano caso: questa frase (pur tipica del lessico dialettale romanesco, quindi non è certo un “abuso” da parte sua) non l’ho mai sentita da Alessandro Di Battista. L’ha pronunciata poco fa a Catania, guarda caso dopo il mio post alquanto risentito su Virginia Raggi (qui: http://www.marcovalerioprincipato.it/2016/09/15/ma-virginia-raggi-e-del-m5s-o-no-adesso-mi-adiro-234.html pubblicato due giorni fa. Quella stessa frase la trovate, scorrendo, al punto 3).
Ma guarda che strano caso.
Proprio strano. Vero?…

Pubblicato da Marco Valerio Principato su Sabato 17 settembre 2016

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