«We the people». Parole pesanti.
«We the people». Parole pesanti.

Perché stupisce tanto che l’M5S abbia preparato una squadra di governo?

Leggo frequentemente, in queste ultime ore, espressioni di stupore in relazione a un articolo de La Stampa del 17 marzo 2017, nel quale viene ipotizzata una squadra di governo che l’M5S ha approntato, con tanto di nomi. Il tutto a seguire quel che molti giudicano la “trasformazione in partito”, e cioè l’esplicitazione di alcuni ruoli spiegata, in un articolo dello stesso quotidiano, qualche giorno prima.

(Con alcune correzioni di errori da parte mia) «Avete letto sui giornali il governo che stanno preparando i pentastellati?», si chiede qualcuno sui social.  «I nomi e gli incarichi. Leggete, leggete e scoprirete il futuro del nostro paese. Un futuro non solo politico e culturale, un futuro di ambiente e di vita», continua il post.

Ma il bello viene ora: «Prima o dopo questo popolo ci doveva arrivare! Da troppo tempo continuava a scendere culturalmente e moralmente, non c’era alcuna possibilità di fermarlo», quasi a voler mettere in evidenza chissà quale scure starebbe per abbattersi sul popolo italiano.

Ci sono due aspetti che vorrei evidenziare su ciò che comunica quel post. Esso contiene una verità: la discesa culturale. È innegabile che la nostra società stia precipitando, in modo sempre più evidente, in una spirale di ignoranza che, se non fermata per tempo, la porterà davvero all’autodistruzione. I veri populismi sono altri, sono quelli di chi afferma che «il razzismo è roba da età della pietra», dimostrando così di essere, invece, profondamente razzista.

Lo stesso post contiene, però, anche una “chiusura”, evidenziata dalla dichiarazione di voler fermare quell’ascesa, il che è materialmente impossibile e che dimostra la presenza di una cultura di base della quale si è disposti a far buon uso se e solo se questa si applica in un determinato schema ideologico. L’errore è qui.

Le cose cambiano, la vita cambia, noi stessi cambiamo. Guai se non fosse così. Oggi, nel 2017, siamo in piena globalizzazione e – soprattutto – nel pieno degli effetti concreti della globalizzazione. La struttura della nostra società è frutto di assemblaggi nel senso deleuziano e non c’è alcuna possibilità di ricostruire uno schema verticistico fondato sulla discesa di potere dall’alto, travestito da democrazia degli anni ’60 del ‘900. Ciò per la stessa ragione per cui gli stati-nazione sono in corso di ineludibile dismissione concettuale.

Lo stesso MoVimento è emblema, icona, archetipo dello schema deleuziano. Pertanto, sperare di riuscire a ricostruire un arco di governo fondato su un “centro”, una “sinistra/centrosinistra” e una “destra/centrodestra” è del tutto anacronistico e, semplicemente, inapplicabile.

Ecco perché ritengo che gli “amici” del PD, ma anche quelli del “nuovo” (si fa per dire) Movimento Democratici e Progressisti, esaurita la fase dell’antiberlusconismo, si stiano ostinando nel ricalcare un pattern che non ha alcuna possibilità di essere accolto dalla società, specie quella di massa. Se lo sanno e fanno finta di non saperlo, l’unica giustificazione è il mantenimento del potere e delle poltrone; se non lo sanno, è ancora più grave, perché dimostra una capacità di riflessione e riprogettazione sociale pari a zero.

Dunque, in entrambi i casi si palesa la più totale inadeguatezza al sostegno di un paese come l’Italia, dalla quale i giovani continuano a fuggire, dove il sistema di istruzione continua a essere fallimentare, l’economia vacilla sulla punta di uno spillo, la competitività è pari a zero (e quando non lo è dipende dalla presenza di risorse estere), l’attrattività turistica e imprenditoriale sono ridotte ai minimi termini e la povertà si staglia sul panorama facendo lievitare ancora differenze di classe insostenibili.

Ben venga, allora, un governo a 5 stelle, e il prima possibile. Altro che “fermarli”.

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